Danys Fashion alla Biennale di Venezia

Danys Fashion alla Biennale di Venezia

Scopri insieme a noi i focus della Biennale Arte 2022

É stata aperta al pubblico sabato 23 aprile e continuerà fino a domenica 27 novembre 2022, la 59esima Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo “Il latte dei sogni”, a cura di Cecilia Alemani e presieduta da Roberto Cicutto, che si è tenuta presso i Giardini e all’Arsenale ed è stata organizzata, come sempre, dalla Biennale di Venezia.

Danys Fashion c’era. Insieme ad Art Hair Studio, in occasione del trend scouting 2023, organizzato dai professionisti del settore moda nell’ambito della ricerca annuale sui nuovi trend.
L’esperienza, come era prevedibile, si è dimostrata essere ai limiti del surreale.

D’altronde, non poteva andare diversamente dato il tema della Biennale Arte di Venezia 2022.

Il concept dell’esposizione

“Il latte dei sogni”, così si chiama l’esposizione 2022, prende il titolo da un libro per bambini di Leonora Carrington in cui l’autrice racconta storie fantastiche con personaggi ibridi, mostruosi, surreali che popolano racconti terrificanti e allo stesso tempo comici.

Le favole costruiscono un mondo magico in cui la vita e la realtà assumono connotati diversi, si trasformano continuamente dando vita a un mondo in cui tutto può essere reinventato, in cui tutto può diventare altro.

La Mostra ha scelto dunque lo stile di Carrington per viaggiare in un immaginario che esplora la metamorfosi e nuove concezioni dell’umano.

Così, con il gruppo di Art Hair Studios, abbiamo immaginato schemi nuovi, totalmente fuori dall’ordinario.

“Spunti creativi, suggestioni dal mondo dell’arte, dell’architettura e dell’estetica più globale. Dopo l’esposizione siamo pronti per il master scouting 2023.” Così si legge sulla pagina Facebook di Art Hair Studios che ha pubblicato contributi della mostra a cui molti saloni hanno partecipato.

Le 5 capsule tematiche

Daniela Sala era tra gli invitati all’esposizione con ben 191 artiste, 22 artisti provenienti da 58 paesi (26 le artiste e gli artisti italiani) e 1433 opere.

L’esposizione si è articolata all’interno del Padiglione centrale e dei Giardini della Biennale, oltre che nel complesso dell’Arsenale.

Lungo il percorso sono state allestite 5 capsule tematiche che abbiamo avuto modo di osservare.

*La culla della strega, ispirata all’opera di Maya Deren.

*Tecnologie dell’incanto, volta a esplorare il rapporto tra essere umani e macchine.

*Corpo orbita, rassegna con sole artiste donne.

*Una foglia, una zucca, un guscio, una rete, una borsa, una tracolla, una bisaccia, una bottiglia, una pentola, una scatola, un contenitore, ispirata alle opere della scrittrice di fantascienza Ursula K. Le Guin.

*La seduzione di un cyborg, che ha messo in scena un futuro “post-gender”.

Il concetto e la metafora

Il concetto alla base? Re-incantarsi difronte alla realtà. Una realtà che fluidifica i confini, una visione immaginifica di un mondo che è altrove, forse soltanto nella nostra mente, nei nostri sogni, nelle nostre parole.

Molti degli artisti presenti hanno celebrato una moderna commistione con tutto ciò che esula dall’umano, una sinergia con la terra, con il mondo animale. Altri artisti hanno messo in scena essere ibridi, altri ancora hanno indagato nuove forme d’identità.

La mostra, così, ha scardinato il concetto di antropocentrismo proiettandosi verso nuove relazioni con il mondo vegetale, animale o comunque non umano.

Molto forte la componente surrealista che ha esplorato il concetto di inclusività e di identità, oltre che di libertà. Temi ricorrenti sono stati l’ecosostenibilità e l’intelligenza artificiale.

I cliché sulle donne

Scompaginare i cliché sul corpo, soprattutto quello femminile, proponendo orizzonti “inter-sex”, questo l’obiettivo della mostra.

Le protagoniste dell’esposizione, secondo le dichiarazioni ufficiali, sono infatti «le donne, artisti non binari e coloro che stanno mettendo in crisi la figura dell’uomo al centro del mondo».

Ed è proprio questo che abbiamo avuto modo di osservare.

Abbiamo visto corpi senza confini, in cui i canoni estetici (e gli elementi) sono capovolti, si mescolano, osservano lo spettatore al contrario. Pupille immense, dilatate, gialle, che squadrano il mondo, assorbono il sentire comune. Abbiamo osservato esplosioni, valanghe di elementi, colori, materiai, oggetti, che crollano, pendono, eruttano. E volti liquidi, senza sguardo, ma pregni di caos.

Proporzioni dilatate in cui i corpi danzano fuori dai limiti, volano, si sospendono nel vuoto,
si arrampicano, si abbandonano, come sagome di sirene abbozzate.

E la natura che travolge, invade.

E ancora, esseri ibridi in cui la parte animale si inerpica su quella umana, membra pendenti, abbandonate.

Abbiamo visto colori fluorescenti e cangianti, che si trasformavano sotto i nostri occhi. Figure che cambiano a seconda di chi le guarda.

Confusione, salvezza, preghiera, silenzio. Lusso e arte, fantasia e realtà. La natura che crolla dal cielo come una lingua di lava. Il colore che scavalca la tela facendosi memoria.

Convulsione, fluidità, esigenza di trasformarsi: le parole chiave di una esposizione fuori dall’ordinario. In tutti i sensi.

Non esiste donna, uomo, animale, vegetale. È tutto contrapposizione, è tutto congiunzione. È tutto un groviglio di linee parallele che si intersecano.

Ispirazioni per il 2023

Come l’osservazione della mostra influirà sulle ispirazioni del 2023?

È stato un percorso di ricerca, di arte, di contaminazioni. Per noi gli scouting sono importanti per capire come si muove il mondo, cosa pensano gli artisti, cosa sta accadendo nell’attualità.

Abbiamo bisogno di capire gli utilizzi del colore, della musica. A che punto è il design, gli urban trends, che cosa ci sta dicendo la strada.

Insomma, abbiamo bisogno di ascoltare il messaggio degli artisti per avere nuove idee, nuovi stimoli.

Così abbiamo compreso che siamo in un momento storico in cui l’identità, la realtà, tutto può cambiare e stravolgersi a seconda del desiderio, della volontà di emancipazione.
Tutto può trasformarsi. Mutare. Adesso.

Abbiamo capito, inoltre, che nella costruzione del domani c’è sempre una ricerca meticolosa sul passato. Non ci può essere domani senza ieri. Qualsiasi cosa si sente il bisogno di raccontare abbiamo il dovere di raccogliere ciò che gli altri hanno raccontato prima di noi.

Una parte dell’esposizione, il padiglione coreano per esempio, ha esplorato il mondo come un labirinto, intersecando movimento e immobilità. All’interno del padiglione l’artista Yunchul Kim ha creato un mondo ulteriore in cui tutto è influenzato da qualcos’altro.

Il padiglione coreano ha mostrato come sia possibile realizzare un’installazione in continua metamorfosi, che dipende dagli eventi cosmici. La contaminazione è potente.

Non è quello che facciamo ogni giorno, con il nostro lavoro? Metamorfosi in continua evoluzione?

Creiamo sculture, cornici di opere inestimabili, opere d’arte in movimento. Persone.

Abbiamo imparato, infine, che ogni cosa ha bisogno di noi, ogni elemento del mondo ha bisogno del nostro sguardo per sopravvivere. Per diventare esperienza.

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